BOVISIO MASCIAGO, pagine di Storia


Vai ai contenuti

Quando facemmo l'Italia

Laboratorio Storia > Il nostro Risorgimento


GLI ANNI IN CUI, ANCHE A BOVISIO E MASCIAGO, SI FECE L'ITALIA



"Notte stellata, bella, tranquilla, solenne, di quella solennità che fa palpitare l'anime generose che si lanciano all'emancipazione degli schiavi". Così, Garibaldi, ricorda le ore tra il 5 e il 6 maggio 1860, all'inizio della sua impresa più avventurosa.
Nei giorni precedenti, nella sua abitazione genovese, c'è stato un susseguirsi di incontri, si sono fatti piani di battaglia, scrutate le carte, pensato alle armi che avrebbero dovuto arrivare con la sottoscrizione di "Un milione di fucili".
I nervi sono a fior di pelle ma Garibaldi, con tono baritonale, canta arie di opere.
Le navi sono ormeggiate a Quarto, poco distanti da Genova e "davanti, nitida, candida, splende la luna" scriverà poi Carducci.
Ora ci si imbarca. Si salutano i figli, le mogli, le madri.
I barconi raggiungono le navi Piemonte e Lombardo. Scriverà Garibaldi: "All'alba tutto era pronto. L'ilarità del pericolo, delle venture e della coscienza di servire la santa causa della patria era impronta sulla fronte dei Mille".
Si andava in Sicilia senza sapere in quale parte dell'isola approdare, ma l'ottimismo era alto. Lo spirito garibaldino, il piglio coraggioso della spedizione corrispondeva ad uno stato d'animo politico che sarebbe sempre aleggiato su tutta la spedizione.
Il 7 maggio, di buona mattina, si giunge a Talamone che dopo l'annessione della Toscana era territorio piemontese. Da Orbetello giungono armi, polvere da sparo, viveri.

A Palermo come in tutta la Sicilia, intanto, vi è aria da resa dei conti tra la popolazione e la sbirraglia borbonica scatenata nel controllo spionistico e repressivo. Le manifestazioni di dissenso aumentano, cortei attraversano le città e si inneggia a Vittorio Emanuele.
Il Console piemontese Rocca, da Palermo, telegrafa a Cavour:
"Il giorno 6 vi furono due grandi manifestazioni...alla Messa nella chiesa di San Francesco, si gridò tutti Viva Maria SSma, Viva Vittorio Emmanuele, Viva l'Italia. Nella chiesa di S. Filippo Neri si gridò pure Viva la libertà italiana. Da questi fatti si vede chiaramente che la rivoluzione è moralmente compita negli ardenti petti dei Palermitani, i quali se avessero avuto armi, sarebbe stata anche compita materialmente".
Lo sbarco avviene a Marsala l'11 maggio 1860, dopo aver evitato alcune imbarcazioni borboniche e in venti giorni le camicie rosse giungono a Palermo.
Con armi insufficienti, ma con l'appoggio dei 'picciotti', il sostegno dell'entusiamo contadino, il fascino che l'uomo emanava dalla sua capigliatura bionda, dalla sua capacità diplomatica, dal suo fascino irresistibile, Garibaldi conquista Palermo battendo un esecito di 25.000 uomini. Battaglia dura nella quale perderà la vita Rosolino Pio e dove moriranno migliaia di soldati garibaldini e borbonici.

Palermo è in festa, di lui si innamorano aristocratici, preti liberali, monaci, avendo perfino acceso, come diranno più tardi le testimonianze di quell'evento, "
le fantasie delle monache che diventarono santamente innamorate" di Garibaldi.
Scrive Ippolito Nievo: "
Qui si vive in pieno seicento col barocchismo, le raffinatezze e l'ignoranza di allora. Noi abbiamo il vantaggio di essere ammirati come Eroi e questo vantaggio, con due spanne di blouse rossa e settanta centimetri di scimitarra ci fa sentire come gli uomini più contenti della terra".
La caduta di Palermo non lascia però indifferente Cavour e le potenze europee.
Come si sarebbe evoluta la situazione? Cos'era questa spedizione? Una spedizione imposta dall'esterno o una insurrezione dei siciliani? La Sicilia era un punto d'arrivo o l'inizio di una rivoluzione democratica, e quindi 'sovversiva', che avrebbe cambiato l'Italia?

Cavour è preoccupato. Si incontra con l'ambasciatore del regno borbonico per assicurarlo dell'estraneità del Piemonte nell'offensiva garibaldina. Ma non lo convince. Ora però scioglie gli indugi ed invia un suo uomo, La Farina, a Palermo per convincere Garibaldi ad annettere immediatamente la Sicilia al Piemonte. Ma Cavour sbaglia i conti e il 7 luglio, La Farina viene prelevato nel capoluogo siciliano da agenti garibaldini ed espulso dalla Sicilia.
il 18 luglio, Cavour si sfoga con Ricasoli: "
Sono disposto a far la guerra all'Austria, a rompere con la Russia e a rinunciare all'aiuto francese, ma non a modificare la nostra politica trasformandola da nazionale in rivoluzionaria".
La caduta di Palermo segna il crollo del Regno delle Due Sicilie. Francesco II parla apertamento di tradimento dei generali in Sicilia e la sua apertura alla libertà di stampa, alle correnti di pensiero innovatrici, non fa altro che anticipare il disastro verso il quale sta andando il suo regno.

Intanto, con non poche difficoltà, dopo aver proclamato di assumere la 'dittatura' in Sicilia e il disastro di immagine rappresentato dall'ecidio di Bronte da parte di Bixio, Garibaldi attraversa l'isola e sbarca sulle coste calabresi occupando le roccaforti di Reggio. L'esercito borbonico conta, qui, 20.000 soldati, a Vibo Valentia ve ne sono altri 15.000. Lo scontro è feroce ma, sostenuti dall'entusiasmo della popolazione, i garibaldini sconfiggono i nemici e il cammino verso Napoli è quasi una festa, una passeggiata.

"
Da Reggio a Napoli non fu più tirato un colpo di fucile", ha scritto Raffaele De Cesare in 'La fine di un regno' ed ora cominciano a giungere aiuti consistenti alla spedizione: 2000 soldati agli ordini di Giacomo Medici, altri diemila con alla testa il generale Enrico Cosenz. Nascono in tutta Italia "Comitati di provvedimento per soccorsi alla Sicilia" e il danaro, 6.200.000 lire, viene gestito prima dall'organizzazione genovese di Agostino Bertani e poi integralmente affidato a Ippolito Nievo a capo dell'Intendenza garibaldina, una sorta di Ministero delle Finanze.
Bovisio Masciago, per tornare al ruolo delle nostre comunità, non è insensibile all'appello. La delibera comunale del 19 maggio parla chiaro. L'oggetto è "
Soccorso alla Sicilia che sta combattendo per la Libertà, Unità ed Indipendenza d'Italia".
Il Consiglio, prosegue la delibera, "
sorge unanime per un soccorso all'Eroe, al celebre Capitano che intrepido accorse in aiuto della Sicilia oppressa ed insorta per scatenarsi dalla borbonica tirannide e per accelerare l'Unità e la completa Libertà ed Indipendenza dell'Italia tutta."
Il Consiglio comunale di Bovisio, anche in considerazione delle scarse disponibilità finanziarie, pur '
animato a fare di più' metterà a disposizione dell'avventura garibaldina la cifra di 125 lire, quale obolo che "offre al prode valoroso".

Oramai, della spedizione ne parla tutto il mondo, tanto più che è già in uso il telegrafo. In prima linea, quasi in tempo reale, il Times di Londra, i corrispondenti americani e francesi. Mazzini segue gli eventi con trepidazione e il 6 settembre Francesco II e la regina Maria Sofia fuggono a Gaeta sotto protezione francese. Garibaldi, intanto, è in marcia e precedendo la sua avanguardia, acclamato come il Dio della Vittoria, giunge a Salerno, poi Cava dei Tirreni e, il 7 settembre, con quattordici aiutanti ed ufficiali sale su un treno speciale che in qualche ora lo porta a Napoli.
All'arrivo è ricevuto dal ministro borbonico Liborio Romano e la sua carrozza è seguita da una immensa folla. I testimoni parleranno di "
una scena quasi romanzesca perchè non era possibile capire la qualità dell'entusiasmo dei napoletani".

Cavour, nel frattempo, è preoccupato. Si fermerà Garibaldi o oltrepasserà i confini con lo Stato pontificio?
Per risolvere la questione e per dare anche 'legalità' a quanto sta avvenendo, ottenuto il beneplacito di Napoleone III (ma non quello di Pio IX), l'esercito piemontese occupa le Marche e l'Umbria dopo aver piegato la resistenza degli Zuavi pontifici a Castelfidardo.
Ora, quasi di fronte, vi sono i due eserciti garibaldino e piemontese.
I repubblicani e i democratici incalzano: a Napoli si deve convocare un'Assemblea Costituente per decidere in modo democratico il futuro del Regno delle Due Sicilie. Cavour, ovviamente, è di tutt'altro avviso.
La battaglia campale di Volturno pone fine alla storia dei Borboni. Questi ultimi, forti di 50.000 uomini, il 1° e il 2 ottobre sono sconfitti dai 30.000 dell'esercito garibaldino, ora denominato Esercito Meridionale.
A Palermo, intanto, il vice di Garibaldi, Agostino Depretis, si dichiara d'accordo per una rapida annessione al Piemonte. Garibaldi è nettamente contrario perchè, dice, "
l'annessione... debba farsi allorchè il popolo italiano combattente dall'estrema Sicilia sia giunto vittorioso in Roma capitale d'Italia". Lo scontro sulla strategia da adottare è evidente e Depretis si dimette.

Ora, Mazzini e Cattaneo sono a Napoli, si parla di Assemblea Costituente e ci si scontra con Cavour che, di altro avviso, è preoccupato per le reazioni di Russia, Austria e Prussia di fronte all'ipotesi democratica, se non repubblicana, che si sta profilando nella città partenopea.
Si decide allora di convocare i comizi elettorali per procedere al plebiscito che, i democratici, vorrebbero abbinare alla convocazione dell'Assemblea Costituente. Ma i tempi fuggono, i margini sono stretti. Ormai è troppo tardi. Il 29 settembre, infatti, al comando di Vittorio Emanuele, l'esercito piemontese è negli Abruzzi ed ora punta su Napoli esaudendo, tra l'altro, un invito preciso di Garibaldi che, dopo la battaglia del Volturno, aveva chiesto al re sabaudo di inviare truppe piemontesi nella città napoletana.
Ora, Cavour spinge per costituzionalizzare la rivoluzione di Garibaldi e Garibaldi cede. "
Ci hanno messo alla coda" confiderà poi all'amica Jessie White, moglie dell'amico Alberto Mario.

I plebisciti si svolgono il 21 ottobre e sono un trionfo per l'annessione.
In Sicilia 432.000 sì e 667 no. Su continente saranno 1.302.000 sì contro 10.312 no.
Il 26 ottobre, Garibaldi e Vittorio Emanuele II si incontrano a Teano, il 7 novembre sfilano insieme a Napoli tra una folla festante.
L'avventura era finita e poco dopo Garibaldi si imbarca dal molo di Santa Lucia per l'isola di Caprera, rifiutando onoreficienze e donazioni da parte del re.
Dal ponte del vascello che lo porta in Sardegna dice addio a Napoli e guardando la costa che si allontana dirà "
A rivederci sulla strada di Roma".





CLICCA SULL'IMMAGINE PER SCARICARE

Attestato Campagna del 1859. Arch. Zari

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\zari1859.jpg
Error File Open Error

14 febbraio 1860 - Nomina a Sindaco di Carlo Zari con firma autografa di Cavour

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\zarisindaco.jpg
Error File Open Error

Programma candidato elezioni 1860 collegio Barlassina

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\elezioni.jpg
Error File Open Error

13 giugno 1860 - Decreto di Garibaldi

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\garibpalermo.jpg
Error File Open Error

Delibera del 19 maggio 1860 "Soccorso a Garibaldi" Archivio Comunale - Frontespizio

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\garibaldi1.jpg
Error File Open Error

Delibera del 19 maggio 1860 "Soccorso a Garibaldi" Archivio Comunale - Oggetto delibera

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\garibaldi2.jpg
Error File Open Error

Delibera del 19 maggio 1860 "Soccorso a Garibaldi" Archivio Comunale - ultima pagina

J:\BOVISIOMAGAZINE\ObjImage\garibaldi3.jpg
Error File Open Error

Torna ai contenuti | Torna al menu