BOVISIO MASCIAGO, pagine di Storia


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PRINCIPI ISPIRATORI DEL TESTO COSTITUZIONALE.

Il 22 dicembre del 1947 il Presidente della Commissione dei 75, on. Meuccio Ruini, presentò all'Assemblea Costituente il testo definitivo del progetto di costituzione, dicendo, tra l’altro, queste parole: "Onorevoli colleghi, con la seduta di poche ore fa il compito dell'Assemblea Costituente può dirsi compiuto. Ecco il testo definitivo del1a Costituzione, che mi appresto a consegnare al Presidente dell'Assemblea [...] Questa è un'ora nella quale chi è adusato alle prove parlamentari, chi è stato in trincea, chi ha conosciuto il carcere politico, è preso da una nuova e profonda emozione.

E' la prima volta, nel corso millenario della storia d'Italia, che l'Italia unita si dà una libera Costituzione. Un bagliore soltanto vi fu, cento anni fa, nella Roma repubblicana di Mazzini. Mai tanta ala di storia è passata sopra di noi [...]. Questa carta che stiamo per darci è, essa stessa, un inno di speranza e di fede. Infondato è ogni timore che sarà facilmente divelta, sommersa e che sparirà presto. No; abbiamo la certezza che durerà a lungo, e forse non finirà mai, ma si verrà completando e adattando alle esigenze delle esperienze storiche. Pur dando alla nostra Costituzione un carattere rigido, come chiede la tutela delle libertà democratiche, abbiamo consentito un processo di revisione, che richiede medita riflessione, ma che non la cristallizza in una statica immobilità [...]. Un giudizio pacato sui pregi e i difetti della nostra Carta non può essere dato oggi, con esauriente completezza. Difetti ve ne sono; vi sono lacune e ancor più esuberanze!

Vi sono incertezze in determinati punti; ma mi giungono voci di grandi competenti dall’estero, i quali riconoscono che questa Carta merita di essere favorevolmente apprezzata, ed ha un buon posto, forse il primo, fra le Costituzioni dell'attuale dopoguerra. Noi, prima di tutti, ne riconosciamo le imperfezioni; ma dobbiamo rilevare anche alcuni risultati acquisiti. I principi fondamentali che sono sanciti nell’introduzione, e che possono sembrare vaghi e nebulosi, corrispondono a realtà ed esigenze di questo momento storico, che sono nello stesso tempo posizioni eterne dello spirito, e manifestano un anelito che unisce insieme le correnti democratiche degli immortali principi, quelle anteriori e cristiane del sermone della montagna, e le più recenti del manifesto dei comunisti, nell'affermazione di qualcosa e di comune e di superiore alle loro particolari aspirazioni e fedi”.

Il testo della nostra Costituzione venne quindi presentato come una sintesi delle aspirazioni popolari più diverse, echeggianti le antiche enunciazioni evangeliche e le recenti proposizioni del manifesto di Marx. I compilatori della nostra Carta costituzionale riuscirono infatti a superare i dati egoistici di ogni ideologia per portarsi ad una visione ampia e disinteressata della comunità italica alla quale si intendeva fornire lo strumento per l’instaurazione di una società democratica, dove la libertà fosse alimentata dalla coscienza di precise responsabilità individuali e la solidarietà fosse sorretta dal buon diritto. Questa Costituzione insomma aveva il privilegio raro di nascere dalla chiara volontà dei rappresentanti del popolo italiano accomunati in un poderoso sforzo di dar tregua e sicurezza alla nazione dopo tanto travaglio di violenze ed inquietudini.

Dalla lettera e dallo spirito della Costituzione si possono ricavare le caratteristiche più salienti e i principi ispiratori dello Stato italiano che essa ha voluto delineare. Obbedendo alla volontà della maggioranza del popolo italiano, il nostro stato è repubblicano: si attuava il sogno di Mazzini, di Garibaldi e delle schiere dei giovani appartenenti alla Giovine Italia. La monarchia aveva infatti assolto al suo mandato storico e si era esaurita nella mortificazione della dittatura fascista e nella conseguente sconfitta militare. I precedenti per una Costituzione a base repubblicana potevano essere ricercati non solo in quella americana del 1776, in quella francese del 1795 e in quella tedesca di Weimar del 1919, ma anche nella Costituzione della Repubblica Romana del 1848 (3 luglio). Qui si ritrovavano alcuni principi che riaffiorano anche nella nostra Carta costituzionale.

La Repubblica è dichiarata democratica nel senso etimologico della parola, in quanto la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei modi e nei limiti stabiliti dalla Costituzione.

Il nostro Stato è costituzionale il che vuol dire che i tre poteri o funzioni, nei quali si estrinseca la sovranità, non solo appartiene al popolo e non al Capo dello Stato, come avveniva negli stati assoluti, ma sono affidati ad organi diversi ed indipendenti l’uno dall'altro. Tale principio della divisione dei poteri, che pure è stato e rimane il cardine dei moderni stati democratici e costituzionali, non è stato dai nostri costituenti inteso nel senso così assoluto e categorico come è postulato dai suoi teorici, altrimenti l'azione dello Stato, specie con i compiti che esso oggi ha, ne poteva rimanere paralizzata. Infatti, ferma restando la divisione, vi sono norme che dispongono tra i vari organi dei diversi poteri la necessaria collaborazione e il necessario coordinamento.

E' stato inoltre rispettato il carattere rappresentativo dello Stato in quanto il popolo esercita la sovranità non direttamente, ma attraverso i propri rappresentanti eletti liberamente, mediante votazioni a suffragio universale, formando il Parlamento, composto di due Camere. Parlamentare può anche definirsi la nostra Repubblica in quanto il Parlamento pur essendo l'organo del solo potere legislativo, condiziona al suo volere tutta l'attività dello Stato e degli organi degli altri poteri: infatti il Governo, organo del potere esecutivo, è espressione ed esecutore della volontà del Parlamento e ne deve godere costantemente la fiducia.

Si è ancora rispettato il principio unitario del nostro territorio, anche se la Costituzione prevede la concessione alle regioni della più ampia autonomia. Ciò non contrasta con la tradizione unitaria della nostra storia risorgimentale, in quanto alle regioni sarebbero state concesse soltanto delle autonomie di carattere amministrativo in modo da attuare il decentramento di numerose funzioni che dovrebbero essere svolte dal governo centrale.

E' altresì evidente il carattere sociale della nostra Costituzione­ in quanto, oltre ad avere tra i propri scopi fondamentali il benessere e l'elevazione materiale e spirituale dei cittadini, riconosce e garantisce le altre formazioni sociali che vivono ed operano nell'ambito delle leggi e nelle quali si esplica e svolge la personalità umana. Prima e più importante manifestazione di questa socialità è il riconoscimento del lavoro come fondamento stesso della Repubblica, come diritto e contemporaneamente come dovere, tutelato in tutte le sue forme e applicazioni.

Infine la vocazione del nostro Paese a voler vivere nella più stretta collaborazione e rispetto reciproco con gli altri Stati, ripudiando la guerra come strumento di offesa alla libertà altrui e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e la tendenza, pur custodendo gelosamente il patrimonio spirituale del nostro popolo, a inserirsi in più vasti organismi supernazionali, determinando il carattere internazionalista di alcune norme della Costituzione.


ATTENZIONE!!!
Qui sotto sono riportati soltanto i primi 12 articoli della Costituzione: gli articoli che indicano i ‘principi fondamentali’.
La ricerca degli studenti dovrà però essere estesa anche agli altri articoli presenti nella Costituzione repubblicana.

Per un esame approfondito di tutta la Costituzione clicca sull'immagine:




I PRINCIPI FONDAMENTALI.


La nostra Costituzione si apre con una serie di articoli (1-12) riguardante i principi fondamentali su cui essa si fonda. Questi delineano la struttura e le caratteristiche immutabili dello Stato, sulla base dei caratteri accennati nel precedente paragrafo e fissano i limiti degli organi di governo nei confronti dei cittadini sia verso gli Stati stranieri.

Alcuni di questi principi rivestono un’importanza capitale in quanto sono veramente insopprimibili per la strutturazione della nostra comunità nazionale; altri principi sono enunciazioni, forse un po’ vaghe e generiche ma altrettanto utili in sede politica, a dare un preciso significato alle norme costituzionali elencate nei titoli successivi.

Per maggiore chiarezza commentiamo brevemente i vari articoli, indicandoli nella loro successione.

Art. 1 - Il primo comma recita: “l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro". Non fu facile trovare l'accordo tra i costituenti su questa enunciazione. Originariamente era stata avanzata una diversa formula: “l’Italia è una Repubblica di lavoratori”; ma giustamente fu fatto notare che queste parole potevano far intendere che lo Stato italiano avrebbe avuto una fisionomia classista, mentre i principi fondamentali volevano proprio esprimere la convergenza degli interessi di tutte le categorie sociali. In ogni modo la definizione prescelta è certamente tra le più avanzate, in quanto accoglie, come base del vivere democratico, il lavoro e ne indica la suprema importanza, ponendolo a garanzia dell’affermazione di libertà e uguaglianza contenuta nell'attributo democratica.

Il secondo comma affida al popolo la sovranità, ma questa non ha senso se non viene esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”, il che vuole salvaguardare il futuro da eventuali persone che, appellandosi al popolo, potrebbero ritenersi nel diritto di governarlo al di fuori degli organi costituzionali. La sovranità si esprime quindi solo nell’ambito del dettato costituzionale.

Art. 2 – “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”; in questo modo i costituenti intesero riaffermare la libertà di ogni cittadino di poter fare tutto ciò che vuole avendo come solo limite la legge. Se poi si considera che la legge è essa stessa espressione del complesso dei cittadini, si comprenderà come questa non possa soffocare proprio la libertà. D’altra parte lo Stato non può sovrapporsi all’uomo, limitando i suoi diritti inviolabili, cioè quei diritti che si definiscono naturali e costituiscono parte essenziale della persona umana nei suoi bisogni e nella sua dignità. Questi diritti non vanno solo garantiti all’individuo, ma anche a quelle formazioni sociali (chiese, partiti, sindacati, ecc.) in cui si esplica la complessa personalità dell’uomo.

Art. 3 – Quest’articolo costituisce la chiara affermazione del principio dell’eguaglianza. L’art. 24 dello Statuto (“Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono uguali dinanzi alla legge. Tutti godono ugualmente i diritti civili e politici, e sono ammessi alle cariche civili e militari, salvo le eccezioni determinate dalla legge”) già enunciata questa norma, ma aggiungeva che l’eguaglianza era garantita per tutti salvo le eccezioni determinate dalla legge; e le leggi fasciste, come si è detto in precedenza, cancellarono di fatto ogni principio egualitario, determinando un diverso trattamento tra i cittadini di razza diversa.

La nostra Costituzione ha voluto essere meno generica e ha precisato che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. Ma, perché questa eguaglianza non rimanga una platonica enunciazione, la Repubblica si impegna a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Art. 4 – Quest’articolo si riallaccia in parte all’impegno enunciato nel secondo comma dell’art. 3. Infatti “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.

Nel comma successivo c’è la condanna di coloro che intenderebbero far parte della comunità nazionale senza svolgere una determinata attività; infatti, ogni cittadino ha il dovere di lavorare, salva la libertà di scegliersi l’occupazione che più gli aggrada.

Art. 5 – “La Repubblica è una e indivisibile”, ma si impegna a promuovere il più ampio decentramento amministrativo in modo da evitare l’eccessivo accentramento di potere nelle mani del governo centrale.

Art. 6 – Lo Stato italiano comprende gruppi di cittadini etnicamente diversi ai quali viene garantito il diritto di servirsi nei rapporti pubblici e privati, negli atti ufficiali e negli istituti di istruzione, della propria lingua. In virtù di questo principio nelle scuole della Val d’Aosta e del Trentino Alto Adige si impartiscono lezioni mistilingue (rispettivamente: italiano e francese, italiano e tedesco).

Artt. 7–8 – “Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Questo il primo comma dell’art. 7, su cui la discussione dei costituenti fu lunga, laboriosa e a volte polemica. Comunque questa enunciazione che ricalcava l’antica formula cavouriana libera Chiesa in libero Stato riconfermava in qualche modo la distinzione tra i due enti, mentre tendeva a non riaprire una dolorosa pagina di lotta in un’Italia stanca e stremata. Furono così anche acquisiti al testo costituzionale i Patti Lateranensi del 1929 con il voto favorevole non solo dei democristiani, ma anche dei comunisti e delle destre. L’articolo precisa inoltre che le modificazioni dei suddetti Patti, “accettate dalle parti, non richiedono procedimenti di revisione costituzionale”. L’articolo 8 recita: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere dinanzi alla legge”: non sono eguali, dunque, ma egualmente libere, per il fatto che possono tutte essere liberamente professate e predicate sul territorio della Repubblica. La Chiesa Cattolica conserva in virtù dell’articolo 7 una posizione giuridica speciale, che, però, non limita la libertà fondamentale di culto che è uno dei principi insopprimibili di ogni libera società.

Art. 9 – “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica; così pure tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”. Questo articolo fu ritenuto da taluni superfluo.

Art. 10 – La Repubblica inserisce il suo ordinamento giuridico nel diritto internazionale come pure tratterà lo straniero in conformità alle norme dei trattati internazionali. Concede inoltre il diritto d’asilo nel suo territorio allo straniero, “al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”; come pure non concede l’estradizione per reati politici.



Art. 11 – Questo articolo nacque dal bisogno di temperare le esuberanze belliciste o nazionaliste che avevano caratterizzato vent’anni della nostra storia e della nostra politica internazionale.

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”; consente, in condizioni di parità con gli altri stati, e in caso di necessità, sempre per il trionfo della giustizia tra gli uomini, anche limitazione di sovranità; promuove e favorisce tutte quelle organizzazioni internazionali che sono rivolte alla conservazione della pace nel mondo.

Art. 12 – “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano”, quale fu adottato fin dal lontano 1797 e per tutto il Risorgimento: “verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.




Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'Assemblea Generale
proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14
1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Carlo Alberto
per la grazia di Dio
RE DI SARDEGNA, DI CIPRO, E DI GERUSALEMME Ecc. Ecc. Ecc.

Con lealtà di Re e con affetto di Padre, Noi veniamo oggi a compiere quanto avevamo annunziato ai Nostri sudditi col Nostro proclama dell’8 dell'ultimo scorso febbraio, con cui abbiamo voluto dimostrare in mezzo agli eventi straordinari che circondavano il paese, come la Nostra confidenza in loro crescesse colla gravità delle circostanze, e come prendendo unicamente consiglio dagli impulsi del Nostro cuore fosse ferma Nostra intenzione di conformare le loro sorti alla ragione dei tempi, agli interessi ed alla dignità della Nazione.

Considerando Noi le larghe e forti istituzioni rappresentative contenute nel presente Statuto Fondamentale come un mezzo il più sicuro di raddoppiare coi vincoli d’indissolubile affetto che stringono all’itala Nostra Corona un Popolo, che tante prove Ci ha dato di fede, d’obbedienza e d’amore, abbiamo determinato di sancirlo e promulgarlo; nella fiducia che Iddio benedirà le pure Nostre intenzioni, e che la Nazione libera, forte e felice si mostrerà sempre più degna dell’antica fama, e saprà meritarsi un glorioso avvenire.

Perciò di Nostra certa scienza, Regia autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo in forza di Statuto Legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia, quanto segue:

Art. 1. - La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi.

Art. 2. - Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica.

Art. 3. - Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati.

nelle altre pagine

Art. 4. - La persona del Re è sacra ed inviolabile.

Art. 5. - Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra; fa i trattati di pace, d’alleanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l’interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l’assenso delle Camere.

Art. 6. - Il Re nomina a tutte le cariche dello Stato; e fa i decreti e regolamenti necessari per l’esecuzione delle leggi, senza sospenderne l’osservanza o dispensarne.

Art. 7. - Il Re solo sanziona le leggi e le promulga.

Art. 8. - Il Re può far grazia e commutare le pene.

Art. 9. - Il Re convoca in ogni anno le due Camere: può prorogarne le sessioni, e disciogliere quella dei Deputati, ma in quest’ultimo caso ne convoca un’altra nel termine di quattro mesi.

Art. 10. - La proposizione delle leggi apparterrà al Re ed a ciascuna delle due Camere. Però ogni legge d’imposizione di tributi, o di approvazione dei bilanci e dei conti dello Stato, sarà presentata prima alla Camera dei Deputati.

Art. 11. - Il Re è maggiore all’età di diciotto anni compiti.

Art. 12. - Durante la minorità del Re, il Principe suo più prossimo parente, nell’ordine della successione al trono, sarà Reggente del Regno, se ha compiti gli anni vent’uno.

Art. 13. - Se, per la minorità del Principe chiamato alla Reggenza, questa è devoluta ad un parente più lontano, il Reggente, che sarà entrato in esercizio, conserverà la Reggenza fino alla maggiorità del Re.

Art. 14. - In mancanza di parenti maschi, la Reggenza apparterrà alla Regina Madre.

Art. 15. - Se manca anche la Madre, le Camere, convocate fra dieci Giorni dai Ministri, nomineranno il Reggente.

Art. l6. - Le disposizioni precedenti relative alla Reggenza sono applicabili al caso, in cui il Re maggiore si trovi nella fisica impossibilità di regnare. Però, se l’Erede presuntivo del trono ha compiuti diciotto anni, egli sarà in tal caso di pien diritto il Reggente.

Art. 17. - La Regina Madre è tutrice del Re finché egli abbia compiuto l’età di sette anni; da questo punto la tutela passa al Reggente.

Art. 18. - I diritti spettanti alla podestà civile in materia beneficiaria, o concernenti all’esecuzione delle Provvisioni d’ogni natura provenienti dall’estero, saranno esercitati dal Re.

Art. 19. - La dotazione della Corona è conservata durante il Regno attuale quale risulterà dalla media degli ultimi dieci anni. Il Re continuerà ad avere l’uso dei. reali palazzi, ville e giardini e dipendenze, nonché di tutti indistintamente i beni mobili spettanti alla Corona, di cui sarà fatto inventario a diligenza di un Ministro responsabile. Per l’avvenire la dotazione predetta verrà stabilita per la durata di ogni Regno dalla prima legislatura, dopo l’avvenimento del Re al Trono.

Art. 20. - Oltre ai beni, che il Re attualmente possiede in proprio, formeranno il privato suo patrimonio ancora quelli che potesse in seguito acquistare a titolo oneroso o gratuito, durante il suo Regno. Il Re può disporre del suo patrimonio privato sia per atti fra vivi, sia per testamento, senza essere tenuto alle regole delle leggi civili, che limitano la quantità disponibile. Nel rimanente il patrimonio del Re è soggetto alle leggi che reggono le altre proprietà.

Art. 21. - Sarà provveduto per legge ad un assegnamento annuo pel Principe ereditario giunto alla maggiorità, od anche prima in occasione di matrimonio; all’appannaggio dei Principi della Famiglia e del Sangue Reale nelle condizioni predette; alle doti delle Principesse; ed al dovario delle Regine.

Art. 22. - Il Re, salendo al trono, presta in presenza delle Camere riunite il giuramento di osservare lealmente il presente Statuto.

Art. 23. - Il Reggente, prima d’entrare in funzioni, presta il giuramento di essere fedele al Re, e di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato.

DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

Art. 24. - Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge.Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibili alle cariche civili, e militari, salve le eccezioni determinate dalle leggi.

Art. 25. - Essi contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato.

Art. 26. - La libertà individuale è garantita. Nessuno può essere arrestato, o tradotto in giudizio, se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme che essa prescrive.

Art. 27. - Il domicilio è inviolabile. Niuna visita domiciliare può aver luogo se non in forza della legge, e nelle forme che essa prescrive.

Art. 28. - La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del Vescovo.

Art. 29. - Tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, sono inviolabili. Tuttavia, quando l’interesse pubblico legalmente accertato lo esiga, si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte, mediante una giusta indennità conformemente alle leggi.

Art. 30. - Nessun tributo può essere imposto o riscosso se non è stato consentito dalle Camere e sanzionato dal Re.

Art. 31. - Il debito pubblico è guarentito. Ogni impegno dello Stato verso i suoi creditori è inviolabile.

Art. 32. – E’ riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente e senz’armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica.

Questa disposizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici, od aperti al pubblico, i quali rimangono intieramente soggetti alle leggi di polizia.

DEL SENATO

Art. 33. - Il Senato è composto di membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato, aventi l’età di quarant’anni compiuti, e scelti nelle categorie seguenti:

1· Gli Arcivescovi e Vescovi dello Stato;

2· Il Presidente della Camera dei Deputati;

3· I Deputati dopo tre legislature, o sei anni di esercizio;

4· I Ministri di Stato;

5· I Ministri Segretari di Stato;

6· Gli Ambasciatori;

7· Gli Inviati straordinari, dopo tre anni di tali funzioni;

8· I Primi Presidenti e Presidenti del Magistrato di Cassazione e della Camera dei Conti;

9· I Primi Presidenti dei Magistrati d’appello;

10· L’Avvocato Generale presso il Magistrato di Cassazione, ed il Procuratore Generale, dopo cinque anni di funzioni;

11· I Presidenti di Classe dei Magistrati di appello, dopo tre anni di funzioni;

12· I Consiglieri del Magistrato di Cassazione e della Camera dei Conti, dopo cinque anni di funzioni;

13· Gli Avvocati Generali o Fiscali Generali presso i Magistrati d’appello, dopo cinque anni di funzioni,

14· Gli Ufficiali Generali di terra e di mare. Tuttavia i Maggiori Generali e i Contr’Ammiragli dovranno avere da cinque anni quel grado in attività.

15· I Consiglieri di Stato, dopo cinque anni di funzioni:

16· I Membri dei Consigli di Divisione, dopo tre elezioni alla loro presidenza;

17· Gli Intendenti Generali, dopo sette anni di esercizio;

18· I rnembri della Regia Accademia delle Scienze, dopo sette anni di nomina;

19· I Membri ordinari del Consiglio superiore d’Istruzione pubblica, dopo sette anni di servizio;

20· Coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria;

21· Le persone, che da tre anni pagano tremila lire d’imposizione diretta in ragione de’ loro beni, o della loro industria.

Art. 34. - I Principi della Famiglia Reale fanno di pien diritto parte del Senato. Essi seggono immediatamente dopo il Presidente. Entrano in Senato a vent’un anno, ed hanno voto a venticinque.

Art. 35. - Il Presidente e i Vice-Presidenti del Senato sono nominati dal Re. Il Senato nomina nel proprio seno i suoi Segretari.

Art. 36. - Il Senato è costituito in Alta Corte di Giustizia con decreto del Re per giudicare dei crimini di alto tradimento, e di attentato alla sicurezza dello Stato, e per giudicare i Ministri accusati dalla Camera dei Deputati. In questi casi il Senato non è capo politico, Esso non può occuparsi se non degli affari giudiziarii, per cui fu convocato. sotto pena di nullità.

Art. 37. - Fuori del caso di flagrante delitto, niun Senatore può essere arrestato se non in forza di un ordine del Senato. Esso è solo competente per giudicare dei reati imputati ai suoi membri.

Art. 38. - Gli atti, coi quali si accertano legalmente le nascite, i matrimoni e le morti dei Membri della Famiglia Reale, sono presentati al Senato. che ne ordina il deposito ne’ suoi archivi.

DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 39. - La Carnera elettiva è composta di Deputati scelti dai Collegi Elettorali conformemente alla legge.

Art. 40. - Nessun Deputato può essere ammesso alla Camera, se non è suddito del Re. non ha compiuto l’età di trent’anni, non gode i diritti civili e politici, e non riunisce in sé gli altri requisiti voluti dalla legge.

Art. 41. - I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori.

Art. 42. - I Deputati sono eletti per cinque anni: il loro mandato cessa di pien diritto alla spirazione di questo termine.

Art. 43. - Il Presidente, i Vice-Presidenti e i Segretari della Camera dei Deputati sono da essa stessa nominati nel proprio seno al principio d’ogni sessione per tutta la sua durata.

Art. 44. - Se un Deputato cessa, per qualunque motivo, dalle sue funzioni, il Collegio che l’aveva eletto sarà tosto convocato per fare una nuova elezione,

Art. 45. - Nessun Deputato può essere arrestato, fuori del caso di flagrante delitto. nel tempo della sessione, né tradotto in giudizio in materia criminale, senza il previo consenso della Camera.

Art. 46. - Non può eseguirsi alcun mandato di cattura per debiti contro un Deputato durante la sessione della Camera, come neppure nelle tre settimane precedenti e susseguenti alla medesima.

Art. 47. - La Camera dei Deputati ha il diritto di accusare i Ministri del Re, e di tradurli dinanzi all'Alta corte di Giustizia.

DISPOSIZIONI COMUNI ALLE DUE CAMERE

Art. 48. - Le sessioni del Senato e della Camera, dei Deputati cominciano e finiscono nello stesso tempo. Ogni riunione di una Camera fuori del tempo della sessione dell’altra è illegale. e gli atti ne sono intieramente nulli.

Art. 49. - I Senatori ed i Deputati prima di essere ammessi all'esercizio delle loro funzioni prestano il giuramento di essere fedeli al Re di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato e di esercitare le loro funzioni col solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria.

Art. 50. - Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità.

Art. 51. - I Senatori ed i Deputati non sono sindacabili per ragione delle opinioni da loro emesse e dei voti dati nelle Camere.

Art. 52. - Le sedute delle Camere sono pubbliche. Ma, quando dieci membri ne facciano per iscritto la domanda, esse possono deliberare in segreto.

Art. 53. - Le sedute e le deliberazioni delle Camere non sono legali né valide, se la maggiorità assoluta dei loro membri non è presente.

Art. 54. - Le deliberazioni non possono essere prese se non alla, maggiorità de’ voti.

Art. 55. - Ogni proposta di legge debb’essere dapprima esaminata dal le Giunte che saranno da ciascuna Camera nominate per i lavori preparatorii. Discussa ed approvata da una Camera. la proposta sarà trasmessa all’altra per la discussione ed approvazione; e poi presentata alla sanzione del Re. Le discussioni si faranno articolo per articolo.

Art. 56. – Se un progetto di legge è stato rigettato da uno dei tre poteri legislativi, non potrà essere più riprodotto nella stessa sessione.

Art. 57. - Ognuno che sia maggiore di età ha il diritto di mandare petizioni alle Camere, le quali debbono farle esaminare da una Giunta, e, dopo la relazione della medesima, deliberare se debbano essere prese in considerazione, ed, in caso affermativo, mandarsi al Ministro competente, o depositarsi negli uffizii per gli opportuni riguardi.

Art. 58. - Nissuna petizione può essere presentata personalmente alle Camere. Le Autorità costituite hanno solo il diritto di indirizzar petizioni in nome collettivo.

Art. 59. - Le Camere non possono ricevere alcuna deputazione, né sentire altri, fuori dei proprii membri, dei Ministri, e dei Commissarii del Governo.

Art. 60. - Ognuna delle Camere è sola competente per giudicare della validità dei titoli di ammessione dei proprii membri.

Art. 61. - Così il Senato, come la Camera dei Deputati, determina per mezzo di un suo Regolamento interno, il modo secondo il quale abbia da esercitare le proprie attribuzioni.

Art. 62. - La lingua italiana è la lingua officiale delle Camere. E' però facoltativo di servirsi della francese ai membri, che appartengono ai paesi. in cui questa è in uso, od in risposta ai medesimi.

Art. 63. - Le votazioni si fanno per alzata e seduta, per divisione e per isqruittinio segreto. Quest’ultimo meno sarà sempre impiegato per la votazione del complesso di una legge, e per ciò che concerne al personale.

Art. 64. - Nessuno può essere ad un tempo Senatore e Deputato.

DEI MINISTRI

Art. 65. - Il Re nomina e revoca i suoi Ministri.

Art. 66. - I Ministri non hanno voto deliberativo nell'uno o nella altra Camera se non quando ne sono membri. Essi vi hanno sempre l’ingresso, e debbono essere sentiti sempre che lo richiedano.

Art. 67. - I Ministri sono responsabili. Le Leggi e gli Atti del Governo non hanno vigore, se non sono muniti della firma di un Ministro.

DELL‘ORDINE GIUDIZIARIO

Art. 68. - La Giustizia emana dal Re, ed è amministrata in suo Nome dai Giudici ch’Egli istituisce.

Art. 69. - I Giudici nominati dal Re, ad eccezione di quelli di mandamento, sono inamovibili dopo tre anni di esercizio.

Art. 70. - I Magistrati, Tribunali, e Giudici attualmente esistenti sono conservati. Non si potrà derogare all’organizzazione giudiziaria se non in forza di una legge.

Art. 71. - Niuno può essere distolto dai suoi Giudici naturali. Non potranno perciò essere creati Tribunali o Commissioni straordinarie.

Art. 72. - Le udienze dei Tribunali in materia civile, e i dibattimenti in materia criminale saranno pubblici conformemente alle leggi.

Art. 73. - L’interpretazione delle leggi, in modo per tutti obbligatorio, spetta esclusivamente al potere legislativo.

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 74. - Le istituzioni comunali e provinciali, e la circoscrizione dei comuni e delle provincie sono regolati dalla legge.

Art. 75. - La Leva militare è regolata dalla legge.

Art. 76. - E' istituita una Milizia comunale sovra basi fissate dalla legge.

Art. 77. - Lo Stato conserva la sua bandiera: e la coccarda azzurra è la sola nazionale.

Art. 78. - Gli Ordini Cavallereschi ora, esistenti sono mantenuti con le loro dotazioni. Queste non possono essere impiegate in altro uso fuorché in quello prefisso dalla propria istituzione. Il Re può creare altri Ordini, e prescriverne gli statuti.

Art. 79. - I titoli di nobiltà sono mantenuti a coloro. che vi hanno diritto. Il Re può conferirne dei nuovi.

Art. 80. - Niuno può ricevere decorazioni, titoli, o pensioni da una potenza estera senza l’autorizzazione del Re.

Art. 81. - Ogni legge contraria al presente Statuto è abrogata.



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