BOVISIO MASCIAGO, pagine di Storia


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2- La scuola pre-unitaria

La scuola italiana

La scuola nell'Italia pre-unitaria

In Italia il clima politico dei vari Stati era tale da impedire l'emergere di opinioni radicali; i sostenitori di riforme che tra l'altro, togliessero le scuole alla Chiesa, come Alberto Radicati e Pietro Giannone, pagarono con l'esilio e con la morte in prigione (anche con la fattiva complicità di sovrani illuminati). Tali ultimi avvertirono la necessità di togliere la scuola al clero, analogamente che nel resto d'Europa, solo perché nelle scuole, unicamente gestite dai vari ordini religiosi, si formava la futura classe dirigente più protesa all'ortodossia religiosa che alla lealtà verso il Principe. Si era capito insomma che il clero aveva come riferimento lo Stato della Chiesa più che lo Stato dove operava.
Le prime riforme, ma solo a livello di Università e Scuole Superiori, si ebbero nel Regno di Sardegna (1729), nei domini austriaci, nel Regno di Napoli e nel periodo di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, che, oltre all'ammodernamento dell'Università, iniziò a creare un limitato numero di scuole elementari pubbliche e a sottrarre la scuola popolare alla curia.
In Lombardia gli Asburgo si muovevano sulla stessa strada: abolirono l'Inquisizione e soppressero la censura ecclesiastica sui libri, crearono un tessuto di scuole elementari gratuite che i Comuni avevano l'obbligo di gestire; a Milano istituirono una scuola per la preparazione dei futuri maestri.
Lombardo - Veneto

Alla fine del Settecento, non vi è dubbio che il Lombardo - Veneto è la parte d'Italia più evoluta a causa della sua economia avanzata che comporta una maggiore evoluzione civile e culturale. Merito di ciò è indubbiamente la dominazione - amministrazione austriaca che con il benessere che garantisce fa dimenticare ai più il ferreo controllo assolutistico. Gli austriaci tornano al potere dopo la caduta di Napoleone nel 1814. Da questo momento la scuola torna a ciò che era prima della Rivoluzione con la sopravvenuta necessità di ordinare e sistemare l'esistente. La cosa verrà fatta con il Regolamento Normale per le Scuole Elementari del 1818. Le scuole verranno suddivise in tre categorie, quelle minori, quelle maggiori e quelle tecniche (queste ultime mai realizzate).

Le scuole minori erano obbligatorie per tutti i giovani (maschi e femmine) con età compresa tra i 6 ed i 12 anni. Erano organizzate nei centri minori sotto la direzione di un parroco ed avvenivano in classi di fino a 200 alunni (con un paio di aiutanti per ciascun maestro).
Le scuole maggiori erano organizzate nei centri maggiori per preparare all'ingresso o a scuole tecniche o al mondo del lavoro.
Le finalità della scuola sono ben chiare nel Regolamento: i maestri debbono avere speciale attenzione ad insinuare agli scolari la gratitudine verso i parenti e l'amore verso l'arte, l'amore verso il Sovrano, e per la patria, l'ubbidienza alle leggi, il rispetto ai magistrati, e la riconoscenza soprattutto, che dovevano a chi loro procurava una gratuita istruzione, cercando di nobilitare l'animo .
Gli insegnanti erano obbligati a frequentare una scuola di metodica benché vi fosse il pregiudizio che conveniva mantenere, per ragioni politiche e di affidabilità, dei preti come migliori insegnanti.
Come si può osservare, la struttura delle scuole del Lombardo - Veneto era seria ed avanzata ma, nonostante ciò, vi era una grossa evasione nella loro frequenza, anche se la frequenza (in Lombardia) era la più alta d'Italia: il 68% di maschi ed il 42% di femmine (in età scolare) con punte del 90% a Bergamo.

Le cose si modificarono di poco dopo i vari moti rivoluzionari e la guerra d'indipendenza. Anche qui aumentò il controllo che divenne sempre più stretto, anche qui la scuola era sempre più affidata alla curia.
Nel 1851 vi fu una riforma che tentava di promuovere le scuole tecniche. Non ebbe successo e questo perché il male profondo di tutto il sistema (e non solo del Lombardo - Veneto) era la scarsa preparazione che si aveva nelle scuole di base ancora in mano ai curati. Sta di fatto che il Lombardo - Veneto si presentò all'unità con il 64% di analfabeti, appena un 4% in meno che la media italiana.
Anche qui, come nel Regno di Napoli, si fece fronte ai disastri pubblici con iniziative private di grande rilievo da parte liberale (che per gran parte, come per Napoli, interessavano però i figli dei borghesi illuminati). Si realizzeranno le scuole di mutuo insegnamento (1919) sotto la spinta, tra l'altro, di Federico Confalonieri. Sorgeranno poi, sull'esempio dei giardini d'infanzia, gli asili infantili (1929), che si estenderanno rapidamente anche al resto d'Italia, meno che nello Stato Pontificio e nel Regno di Napoli.
Dopo il 1848 la scuola fu sottoposta a maggiori controlli e l'Austria si rafforzò nell'opinione che l'unico fattore coagulante l'istruzione fosse la religione cattolica, che era in grado di creare sudditi fedeli alla corona, obbedienti, snazionalizzati ed illiberali.

Regno di Sardegna
La Restaurazione inizierà con aspetti di oppressione e repressione resi molto più efficaci per il maggiore livello organizzativo dello Stato. La scuola, tornò in gran parte in mano agli ordini religiosi e particolarmente ai gesuiti. Lo Stato se ne tiene fuori, anzi, dopo i moti del 1821, stronca con decisione quelle iniziative private che avevano tentato la costituzione di scuole di mutuo insegnamento. Nel 1822 Carlo Felice varerà un Regolamento che teoricamente prevede cose importanti per la scuola primaria pubblica: scuola obbligatoria e gratuita per maschi e femmine in ogni comune; maestri assunti dopo un esame davanti ad un funzionario dello Stato; insegnamento in lingua italiana (con la messa da parte del latino); ma anche, nonostante la proclamata laicità, con la presenza della religione.

A parte questa parte che sembrava ineliminabile in tutta Italia, qualunque fosse la dominazione anche straniera, il progetto di scuola primaria era di grande interesse ... solo che non se ne fece nulla per la mancanza di finanziamento statale, mancanza di denaro da parte dei Comuni, mancanza di volontà, ... La scuola resterà autoritaria.Come riassume Montespertelli::
Principio fondamentale della scuola piemontese è quello di un'educazione volta al supremo fine di fabbricare dei sudditi fedeli e obbedienti alla Chiesa e allo Stato, anziché a quello di formare delle personalità intellettualmente e moralmente compiute e capaci. Tutto ciò che ha un lontano sentore di liberalismo o comunque di progressismo, è esecrato e bandito. Vigono i sistemi inquisitoriali più rigorosi; la sferza e la delazione sono in uso legale. Si stimolano gli scolari ad ambire al premio di essere chiamati a sferzare i propri competitori. I pochi insegnanti laici sono sorvegliati rigorosamente e posti sotto la costante minaccia della destituzione per ogni minima causa.
La gestione delle scuole elementari sarà affidata ai Fratelli delle Scuole Cristiane e tale monopolio si manterrà fino al 1848, quando sarà varata in un clima politico cambiato, la Legge Boncompagni che aprirà la strada alla prima legge che poi fornirà il punto di partenza per le leggi nazionali, la legge Casati.

Primi sintomi di cambiamento si avranno con la Raccolta dei sovrani decreti per le scuole varata da Carlo Alberto nel 1834 con i quali si inizierà davvero l'insegnamento elementare in lingua italiana. Inizieranno anche a nascere riviste educative e pedagogiche a cui si accompagnerà la nascita di una scuola di pedagogia. Nel 1840, quando Casa Savoia si orienterà sui principi liberali ed inizierà a porsi come riferimento per il Risorgimento, cambierà la politica scolastica e si metterà mano ad una revisione del Regolamento del 1822 ad opera principalmente di Vincenzo Troya. Successivamente si realizzeranno: scuole di metodo per la preparazione dei maestri laici (1844); Casa di educazione correzionale dei giovani discoli (1844); scuole serali per adulti (1845); norme per le scuole femminili e per gli esami da maestra (1846); fondazione del Ministero della Pubblica Istruzione con il nome di Segreteria di Stato per la Pubblica Istruzione in sostituzione del preesistente Magistrato della Riforma (1847); ammissione alle scuole pubbliche di bambini valdesi ed ebrei (1848); assunzione con il nome di collegi-convitti nazionali dei collegi gestiti dai gesuiti espulsi dal regno nel 1848. Il Regolamento del 1840 aveva allegate delle Istruzioni ai maestri delle scuole elementari. Tali Istruzioni mostrano un importante livello di riflessione sulla scuola che avrà solo pochi cambiamenti nel passaggio prima alla legge Boncompagni e quindi alla Legge Casati. La scuola può essere un motore importante di progresso sociale e civile di uno Stato se riguarda l'intera popolazione. La lacuna più macroscopica di queste pur importanti affermazioni è che la scuola è ancora vista al servizio dello Stato e non dello Stato al servizio dei cittadini e, successivamente, con il loro miglioramento, alla qualità della vita di tutta la società.

Con la legge Boncompagni del 1848 che affermava che la Pubblica Istruzione era Uffizio civile e non religioso, si passava tutta l'Istruzione compresa l'Università al Segretariato della Pubblica Istruzione e lo si denominava Ministero della Pubblica Istruzione.
In tale legge l'istruzione veniva divisa in 3 gradi: universitario, classico o secondario (suddiviso in tre corsi: grammatica, retorica, filosofia; in esso vengono insegnate le lingue antiche e quelle straniere, gli elementi di filosofia e di scienze preparatori agli studi universitari), tecnico o speciale (scuole professionali per l'avvio al lavoro; tali scuole avranno considerazione continuamente crescente e saranno sostenute dallo stesso Cavour), primario o elementare (inferiore e superiore, ciascuno di due anni), tutti posti sotto la tutela pedagogica ed amministrativa del Ministero, che subentrava al controllo dei Gesuiti. Per questo la legge Boncompagni fu il primo tentativo radicale di laicizzazione dell'ordinamento scolastico, estendendo il controllo del governo anche alla scuola privata ed a quelle ecclesiastiche ed aprendo ad una problematica che sarà sempre fonte di problemi: la libertà d'insegnamento.


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